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ROMA\ aise\ - Si è svolto nei giorni scorsi a Roma il convegno sul tema "Sanità e cooperazione internazionale" promosso dall’Associazione Medici di origine Straniera in Italia (Amsi) in collaborazione con la Commissione Affari Esteri e medicina internazionale dell’Omceo di Roma.

 

A fare gli onori di casa il presidente dell’AMSI nonché consigliere dell’Ordine dei medici di Roma Aodi Foad.

Durante il convegno i medici hanno discusso di malasanità e cattive "campagne stampa" dei media italiani rei di distogliere l’attenzione sui problemi veri del comparto, per indulgere invece sui casi di cronaca tanto da creare una diffidenza crescente verso i medici.

I lavori hanno poi approfondito la situazione attuale, caratterizzata dalla trasformazione geopolitica del Nord Africa e dall’ingresso di immigrati e profughi in Italia. Inevitabili, per i medici, le difficoltà delle strutture sanitarie, messe a dura prova dall’emergenza. Per questo, sarebbe necessario unire le forze con i medici dei Paesi di origine nell’assicurare l’informazione e la giusta educazione sanitaria agli immigrati.

Il presidente Aodi ha quindi invitato tutti i presenti a partecipare all’iniziativa lanciata da Fnsi ed Ordine dei Giornalisti "LasciateCIEntrare", in programma il 25 luglio, cui l’Amsi ha aderito.

A chiusura dei lavori, il presidente ha portato all’attenzione dei medici una lettera di alcuni studenti stranieri che hanno sollevato la questione dell’esame di ammissione a Medicina in Italia. L’ultimo decreto ministeriale del 15 giugno scorso, infatti, ha reso l’esame più difficile in quanto su 80 quiz, 40 verteranno sulla cultura italiana e per superare l’esame occorre avere come punteggio minimo 20 punti. Queste misure mettono evidentemente in difficoltà gli studenti stranieri che si preparano al test, anche perché la decisione è stata presa a meno di tre mesi della data dell’esame: emanato il 15 giugno, il decreto è stato pubblicato solo il 7 luglio.

"In poche parole – scrivono gli studenti – quando siamo andati a iscriverci alle università italiane, non sapevamo di questa decisione. Siamo venuti in Italia con speranze e sogni, perché sappiamo che l’Italia è il paese della cultura per tutti i colori nel mondo: non fa distinzione tra religione e nazionalità, e il nostro studio in Italia conferma che l’Italia è un paese che apre la porta non solo agli italiani ma anche a chi vuole studiare. Noi chiediamo a tutti i responsabili di darci una mano; di cancellare o di trovare un modo più giusto per quanto riguarda noi studenti extra comunitari".

L’evento si è concluso con il rinfresco offerto dall’AMSI che si è data appuntamento al convegno di settembre. (aise)

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