Il Sole 24 Ore  22.04.06

 

Intervista di Michela Dell’Amico al Dr. Foad Aodi

 

Da Nazareth a Roma come direttore sanitario

 

Quella avviata dall’Italia è un’inversione di tendenza rispetto agli anni ’80: «il paese attira oggi solo manovalanza», Foad Aodi, palestinese, 44 anni, in Italia da 24, è nato e cresciuto in una piccola città tra Tel Aviv e Nazareth. È direttore sanitario di tre centri di fisioterapia a Roma, il Gruppo Fkt Salvetti,  convenzionati Asl. Ha fondato l’Amsi, Associazione di medici di origine straniera in Italia, che si occupa di aggiornamento, formazione di giovani medici e informazione, soprattutto a stranieri, sulle vertenze sanitarie. Presidente del Collegio revisori dei conti dell’Ordine dei medici di Roma dal 2003.

«Sono arrivato in Italia a 18 anni, ho studiato medicina a Napoli e poi a Roma. All’epoca – tra gli anni ’70 e ’80 – con me c’erano molti studenti stranieri: da Siria, Giordania, Libano, Grecia». Oggi, sostiene, preferiscono la Germania o anche la Lituania per gli studi in fisioterapia e odontoiatria. Non ci sono seri problemi di discriminazione, i principali ostacoli all’ingresso di cervelli sono per Aodi il numero chiuso all’ingresso delle Università, il costo della vita e soprattutto freni legislativi e burocratici. «C'è un'accoglienza molto positiva, però i medici non vengono trattati ugualmente su tutto il territorio italiano: a Roma la situazione è molto buona per l’iscrizione all'Ordine ad esempio, ma più andiamo al Nord più la faccenda peggiora e aumentano i pregiudizi. La legge non viene applicata allo stesso modo dagli Ordini dei medici, le richieste per l’iscrizione variano da regione a regione.
Il momento più difficile per la mia carriera è stato subito dopo la laurea: non potevo iscrivermi all’Ordine, e dunque lavorare, perché non avevo la cittadinanza. I miei insistevano perché rientrassi, i genitori della mia ragazza, oggi mia moglie, mi spingevano ad insistere. Mi ha salvato la legge Martelli».