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a cura di Sandro Magister

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Potere multietnico
di Emiliano Fittipaldi
Imprenditori.
Politici. Sindacalisti. Giornalisti. Si moltiplicano gli immigrati di
successo. Con tanta voglia di fare lobby. E reclamare nuovi diritti
GRAFICO: Sempre più in carriera
Nomeklatura arcobaleno
POLITICAKhaled Fouad Allam algerino, dal 1994 insegna sociologia all'Università di Trento. Deputato della Margherita
Mercedes Frias nata a Santo Domingo, è in Italia da 17 anni. Ha tre figli ed è stata eletta alla Camera per Rifondazione
Ali Rashid palestinese, leader storico dell'Olp, è deputato di Rifondazione
Jean Léonard ...
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Bocconi senza frontiere
Le iscrizioni degli stranieri a una tra le più prestigiose università italiane, la Bocconi di Milano, sono un indice significativo del nuovo livello d'integrazione della borghesia nera di prima e seconda generazione. A luglio 2007 gli studenti non italiani sono in tutto 967, circa il 10 per cento del totale degli iscritti (master esclusi). ...Leggi tutta la scheda

Gli extracomunitari non possono ancora votare, ma aspettando la riforma della Bossi-Fini fondano partiti autonomi e si alleano con quelli esistenti. Per non parlare dell'economia, dove decine di imprese etniche fatturano milioni di euro e fanno sentire il loro peso sul business e la politica locale. Anche in Italia il potere degli stranieri avanza. Dopo oltre vent'anni di boom, gli immigrati residenti sono tre milioni e i tassi d'ingresso record (siamo secondi al mondo dopo gli Usa) potrebbero far raddoppiare la loro presenza entro il 2016 (dati Ismu). Gli stranieri concorrono a formare circa il 6 per cento del Pil e sono protagonisti della tenuta demografica del Paese, ma nel dibattito politico e nei media il fenomeno viene ancora declinato con parole chiave come badanti, clandestini, discriminazione, criminalità. "L'analisi dovrebbe essere ben più sfaccettata", dice Asher Colombo, docente di sociologia all'Università di Bologna, "i problemi d'integrazione esistono, ci mancherebbe. Ma pochi segnalano che le associazioni e i gruppi di africani, sudamericani e asiatici stanno passando da un'ottica puramente difensiva e rivendicativa a un protagonismo che li porta, sempre più spesso, sul palcoscenico della vita pubblica. Fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile fare una lista di stranieri e di reti associative di successo. I tempi stanno cambiando".
Essere protagonisti
'Ricerca sull'attività di lobby e la coltivazione di rapporti diretti con le istituzioni da parte di imprenditori e politici stranieri'. È questo il titolo di un'indagine che il centro di ricerca Synergia propone a istituzioni ed enti locali, per capire, dice il comunicato promozionale sul sito Internet, l'evoluzione socio-economica "delle minoranze che cominciano ad avere un impatto di rilievo sulla vita pubblica". Se i committenti ancora non ci sono (l'unica analisi effettuata è sulla realtà bresciana), gli oggetti di studio non mancano. Le lobby straniere crescono, soprattutto al Centro-nord. In Lombardia è stata fondata un'associazione di farmacisti africani che difende gli interessi degli affiliati, mentre l''Economist' ha dedicato un'inchiesta al network dei commercianti senegalesi di Roma.
A Prato il sindaco deve fare i conti con le richieste della comunità cinese, e a Milano la legge della Moratti per regolamentare i phone center non è ancora entrata in vigore per l'ostracismo di Imprendim, un associazione interetnica che punta da statuto a ottenere più capacità contrattuale nei confronti di istituzioni, interlocutori sociali e banche. Amico di Giorgio Vittadini della Compagnia delle Opere, vicino alla Fondazione Bassetti e creatore di un impero di servizi agli immigrati, Otto Bitjoka, imprenditore del Camerun a Milano da trent'anni, è in prima fila nella battaglia anti-Moratti, e ha da poco fatto ricorso al Tar contro il Comune. "Noi vogliamo essere protagonisti", dice, "non so se siamo una lobby, di certo cerchiamo sponde per lavorare al meglio. Difendiamo i nostri interessi corporativi. Oggi il Palazzo e le imprese locali non possono fare a meno di interloquire con noi. In Italia non arriva più solo manovalanza, ma stranieri laureati, cervelli che producono ricchezza e chiedono rappresentanza.
(21 agosto 2007)
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21 agosto 2007 @ 22:54