METROPOLI
L'ondata dei medici d'oltre frontiera
Vengono da tutto il mondo e coprono i vuoti degli organici. Sempre più spesso nei pronto soccorso e nei servizi della medicina di base il personale viene dall'estero
di ZITA DAZZIMilano chiama i medici stranieri. Li vogliono gli
ospedali pubblici e, anche se i concorsi sono vietati a chi non ha la
cittadinanza, molti vengono assunti col sistema della chiamata diretta. E chi
può fare i concorsi perché cittadino Europeo o per la doppia cittadinanza,
finisce subito nei Pronto soccorso, dove sempre più spesso è facile incontrare
immigrati col camice bianco. Ma si trovano molti dottori arrivati dall'estero
anche alla Guardia medica e nei servizi della medicina di base pubblica. I
medici curanti e pediatri stranieri vengono reclutati per fare le sostituzioni
dei titolari. E, a lungo andare, con queste sostituzioni riescono così a scalare
le graduatorie regionali che garantiscono il posto di lavoro.
Dei 15mila
medici stranieri iscritti all'ordine nazionale dei chirurghi e odontoiatri, il
52 per cento lavora in nord Italia. Soprattutto in Lombardia, Piemonte e vento.
Nella nostra regione le ultime stime dell'Enpam, l'ente nazionale previdenza e
assistenza dei medici, parlano di oltre 2200 camici bianchi stranieri, oltre
metà dei quali iscritti all'Ordine di Milano. Il 70 per cento ha fra i 40 e i 65
anni, e la percentuale di uomini è leggermente superiore a quella delle donne.
Forte la presenza di medici nati in Iran, Venezuela, Argentina, Romania,
Albania, Palestina, Giordania, oltre che in alcune nazioni europee come Grecia e
Germania.
"E Milano e la Lombardia attirano sempre di più - spiega il
dottor Foad Aodi, medico chirurgo palestinese, presidente nazionale dell'Amsi,
associazione medici stranieri in Italia - Ma anche abbiamo tanti dottori
immigrati a Brescia e Verona. Al nord è molto più facile trovare lavoro, sia nel
settore pubblico, sia in quello privato. Molti studenti e neolaureati immigrati
si trasferiscono al nord da tutte le facoltà d'Italia proprio per questo
motivo".
Stesso discorso per quanto riguarda gli infermieri stranieri. Di
fronte a un buco d'organico di 12mila operatori sanitari in Lombardia e di
6-7mila a Milano, l'unica risorsa a portata di mano è rappresentata dagli
immigrati. Sono 2286 quelli Iscritti all'albo professionale Ipavsi di Milano e
Lodi (infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici d'infanzia), in
servizio nella sanità pubblica e privata in città. Nei decreti flussi vengono
previste ogni anno quote speciali in modo da garantire l'ingresso regolare e il
permesso di soggiorno a chi studia da infermiere. Fra le nuove schiere di
infermieri, è forte la presenza di sudamericani ma anche di cittadini comunitari
(polacchi e romeni, soprattutto) che trovano meno vincoli legati alla
nazionalità.
L'Ipasvi organizza corsi di specializzazione che portano
anche al riconoscimento del titolo di studio eventualmente già in
possesso.
Per medici e infermieri extracomunitari l'ostacolo rimane quello
della cittadinanza, senza la quale non si può partecipare ai concorsi ed entrare
nella sanità pubblica dalla porta principale. "Eppure molti ragazzi vengono
dall'estero per studiare e per lavorare in Italia - continua il dottor Foad Aodi
- Da quando le facoltà di Medicina hanno istituito il numero chiuso, sono calati
i laureati e gli ospedali si sono trovati ad avere carenza di personale. Finirà
che, come per gli infermieri, si dovranno fare programmi speciali per far
arrivare i medici necessari da paesi lontani".
(05 maggio 2010) © Riproduzione riservata
