La comunità araba in Italia lancia il suo allarme per evitare che la speranza della primavera araba possa naufragare tra guerre civili e scontri interreligiosi. A parlare è Foad Aodi, presidente della Co-mai che si è detto preoccupato per quello che succede in Egitto e in Tunisia, proprio dove è iniziata «l'amata e coraggiosa primavera araba che ha dato tanta speranza al popolo, donne e gioventù araba» e dove si sta riprendendo la vita democratica. Non va dimenticato che sono stati quei due popoli a stimolare l’opinione pubblica libica, yemenita e di altri paesi «nonché a dare coraggio alle donne del mondo arabo che chiedono chiedendo democrazia, libertà e dialogo interreligioso».
«Facciamo il nostro appello al popolo egiziano e tunisino – ha esortato Aodi – a completare la svolta e a evitare che si riduca a una vittoria a metà, a un percorso incompiuta». Per questo la Co-mai chiede la cessazione degli scontri e l’intensificazione del dialogo interreligioso «per l'interesse comune e per non scoraggiare altre primavere in atto come quella dello Yemen dove hanno già vinto un premio Nobel e in Libia dove il popolo sta già riorganizzando il paese per una svolta storica nonostante stiano pagando un prezzo caro con un alto numero di vittime». Secondo Aodi, difatti, solo in Libia non ci sarebbe margine per una guerra interreligiosa considerando che i libici appartengono tutti all’Islam e quindi l’assenza di altri credi «solleva il paese da una possibile strumentalizzazione al fine di innescare conflitti e divisione sociale come accade in Iraq e in Egitto e come è già successo in Libano». L’invito è quindi rivolto anche all’Occidente affinché comprenda realmente la portata delle proteste del mondo arabo e vigili sugli sviluppi democratici.









