RASSEGNA STAMPA DELLA GIORNATA DI APPROFONDIMENTO
SULL’IMMIGRAZIONE PRESSO
BOLOGNA - Sono venuti da tutt’Italia e hanno preso la parola,
uno alla volta. Ognuno raccontando la propria esperienza, i problemi incontrati,
indicando le priorità da affrontare in tema di immigrazione. Tanti
"consigli" per il presidente dell’Unione, Romano Prodi, che li ha
ascoltati oggi a Bologna nel corso dell’incontro alla Fabbrica.
Sul diritto alla salute è intervenuto Foad
Aodi, presidente dell’associazione Medici stranieri in Italia e
collaboratore del Passaporto: ha posto l’accento sul fatto che numerosi medici
a cui scade il permesso sono professionisti, e vengono lesi in questo modo
nella loro dignità professionale.

Youssef Salmi, 35 anni, originario del Marocco, da un anno è
consigliere di maggioranza del Comune di Novellara, in provincia di Reggio
Emilia. Novellara vuol dire uno dei templi Sikh più grandi d’Europa, vuol dire
genti, culture e religioni diverse che vivono e lavorano insieme. "Sono in
Italia da quindici anni, lo scorso anno sono stato eletto nella lista del
centrosinistra Uniti per Novellara" racconta con orgoglio Youssef.
"Sono l’unico consigliere con diritto di voto e presidente della Commissione
Welfare". Youssef è sposato con un’italiana, ha due figli. Musulmano,
lavora come operaio in un’azienda metalmeccanica, "e come cameriere il
sabato e la domenica, per arrotondare". La priorità per gli immigrati?
"Il diritto di voto, non c’è dubbio". Dopo tanti anni in cui si è
parlato d’integrazione "è arrivato il tempo di parlare di convivenza, una
convivenza basata sulla conoscenza reciproca. Su questo tema a Novellara siamo
partiti da un piccolo progetto, che via via allarghiamo sempre più. Per
esempio, le case: non vogliamo che gli immigrati siano ghettizzati in condomini
o edifici solo per loro, ma che vivano insieme agli italiani, negli stessi
spazi".
"Chiediamo, prima di tutto, che il
permesso di soggiorno venga dato in tempi umani" dice Inja Ndiaye,
originario del Senegal, membro della Consulta dei cittadini stranieri di Roma.
"E poi, la cittadinanza: certo, noi ci sentiamo già italiani, ma se
veniamo riconosciuti come tali a tutti gli effetti, per noi è davvero
importante. Il diritto di voto: uno si sente sempre un po’ escluso, fino a
quando non va a votare".
Nerica Eminovic viene da una città un tempo bellissima, Mostar, in
Bosnia-Erzegovina: "Oggi è una città morta - racconta - e ancora divisa.
Io sono venuta in Italia tredici anni fa, mio marito è un italiano e sono madre
di due bimbe. Lavoro per Radio 1 Rai, al programma "Permesso di
soggiorno" , rispondo alle tante domande che arrivano in redazione da
parte di immigrati. Tante riguardano i diritti negati". Per Nerica, la
questione fondamentale è la cittadinanza: "Due anni e mezzo fa ho fatto
domanda per averla, l’altro giorno dal ministero mi hanno detto che dovrò
aspettare ancora un anno". Campionessa di nuoto in quella che oggi è la
ex-Jugoslavia, Nerica vorrebbe prendere il patentino qui in Italia, come
istruttrice, "ma non posso perché non ho la cittadinanza". E che dire
della laurea non riconosciuta? "Sono architetto, almeno, come tale ero
riconosciuta nel mio paese d’origine".
Maria Caiman, originaria della Moldavia, vive da cinque anni a
Bologna. "Oggi sono qui - dice - per chiedere più attenzione al problema
socio-sanitario, per tutti gli immigrati, ma soprattutto per chi non ha il
permesso di soggiorno, e non è tutelato dai servizi ospedalieri. Ma ci sono
molti altri punti da discutere: per esempio, chi vuole aprire un'impresa, per
avere un finanziamento deve offrire mille garanzie, che in genere non ha,
perché è straniero. E che dire degli imprenditori italiani che vanno a fare
impresa all’estero, nei Paesi dell’Est, sottopagando gli operai? Non è giusto
sfruttare così la gente, ci vogliono controlli seri".
Per uno straniero non è ammesso coltivare la
creatività, la passione. E’ l’esperienza di Jadelin Gangbo, scrittore
congolese in lingua italiana, autore di "Rometta e Giulieo":
"Con la mia occupazione, non riesco a dimostrare alla questura che ho
lavorato davvero e questo mi crea problemi con il permesso di soggiorno. E’
possibile che lo straniero venga considerato solo un macchinario che funziona o
non funziona? E’ possibile che ci si dimentichi sempre dell’aspetto
umano?".
Mohammed Saady (Anolf Cisl) ha spiegato che, in tema
d’integrazione, "il diritto di voto agli immigrati non può essere
condizionato da elementi economici", e che occorrerà pensare a "una
politica per le seconde generazioni. Infine, ha chiesto con forza un
interlocutore politico credibile, perché "negli ultimi tre anni non siamo
mai riusciti a concertare qualcosa con il governo". (
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Prodi
risponde agli immigrati "Più diritti, meno paure" di Clotilde Veltri

Romano Prodi ascolta gli interventi
BOLOGNA – “È indispensabile rivedere completamente la politica
dell’immigrazione, soprattutto in tema di integrazione”. È questo il
concentrato della giornata di incontri dedicati al tema dell’immigrazione alla
Fabbrica di Romano Prodi, pronunciato dallo stesso leader dell’Unione a
conclusione dei lavori e prima di partire per
È tutto da rifare
“È indispensabile rivedere completamente la politica su questi temi– ha detto
Prodi - perché se è vero quello che è emerso oggi, ossia che a fronte di
migliaia di immigrati che vivono in Italia, solo 800 l’anno scorso diventati
cittadini italiani, vuol dire che non abbiamo capito niente sul futuro del
Paese. Vuol dire che invece di coinvolgerli stiamo creando degli estranei. E
questo è l’opposto di una politica dell’integrazione”. Prodi batte sul tema
della cittadinanza. “L’immigrazione – spiega - richiede un cambiamento globale
e una politica seria da parte di una forza di governo. Una politica che preveda
soprattutto la cittadinanza e il diritto di voto, e poi strumenti intermedi
come la casa, l’istruzione, il diritto alla salute”.
Le parole di Prodi sembrano segnare un
cammino da percorrere e abbozzare un programma di governo. Arrivano a
conclusione di una giornata in cui il Professore ha molto ascoltato per parlare
davvero poco. Il suo primo intervento è stato all’indirizzo di Livia Turco,
deputato e responsabile Welfare dei Ds. “Non può esistere nessuna politica
dell’immigrazione, senza una politica della cittadinanza”, aveva detto il
leader dell’Unione quando Livia Turco ha fatto ‘mea culpa’ dicendo che il
centrosinistra al governo ha peccato in due modi: non aver realizzato una legge
sulla cittadinanza e neanche una sul diritto di asilo.
Il nodo della Bossi-Fini
E se è chiaro che la cittadinanza sarà sicuramente uno dei cardini di una
futura politica di governo della coalizione, più difficile è capire che ne sarà
della legge Bossi-Fini. Su questo Prodi non ha voluto dare risposte. “Non è
questo il momento di pensare ad abrogazioni. Siamo qui per confrontarci” ha
replicato stizzito a domanda diretta. Eppure, è quanto gli ha chiesto una buona
parte del centrosinistra qui radunato: il verde Luigi Manconi, il responsabile
nazionale immigrazione della Cgil, Piero Soldini, Filippo Miraglia dell’Arci.
Ma non solo. L’abolizione della Bossi fini è stata invocata dall’associazione
dei comuni italiani, l’Anci toscana, e comunque da tutti gli immigrati che si
sono alternati a parlare nella Fabbrica.
Un’integrazione reale
Sono due infatti le priorità che un governo di centrosinistra dovrebbe portare
avanti, secondo gli immigrati: una legge sul diritto di voto e una sulla
cittadinanza. Ma ovviamente i temi affrontati durante il corso della mattina
alla Fabbrica sono stati tanti e nessuno di minore importanza. Dalla necessità
di introdurre un permesso di soggiorno per la ricerca di lavoro (sostenuta da
Anna Maria Artoni, imprenditrice ex presidente dei Giovani industriali, da
Oberdan Ciucci della Cisl, da Soldini per
Il secondo, breve intervento di Prodi ha
riguardato sempre la cittadinanza, ed è stato all’indirizzo dell’unico
consigliere straniero con diritto di voto al Comune di Novellara, il marocchino
Joussef Salmy. Parlando del diritto di voto come conquista indispensabile per
la realizzazione di una vera integrazione tra le persone, Salmy si è fatto
scappare anche un “porca miseria”, tanto per sottolineare quanto è importante
questo aspetto per gli immigrati che vivono in Italia da tanti anni. Al termine
del suo intervento, il Professore si è lasciato andare a una battuta : “Uno che
dice porca miseria così, merita la cittadinanza immediata”.
Le forze dell’ordine
Ovviamente, in un'occasione come questa, tutta dedicata all’immigrazione, non
poteva mancare più di un accenno alle politiche di sicurezza. I rappresentanti
dei sindacati di polizia (Giovanni Aliquò, per l’Associazione nazionale
funzionari di polizia, Giuseppe Tiani, del Sindacato Italiano Appartenenti
Polizia, Siap) hanno puntato il dito sull’emergenza che in questo momento le
forze dell’ordine stanno vivendo a causa del fenomeno migratorio. E sulla
scarsa preparazione degli agenti, che spesso non sono pronti ad affrontare
questa emergenza. Occorrono riferimenti istituzionali certi, più formazione, e
una maggiore collaborazione tra le forze dell’ordine per combattere la
criminalità organizzata. Ma, soprattutto, occorre una distinzione netta tra la
gestione della sicurezza e la gestione amministrativa degli immigrati.
Ai loro appelli, “pesantissimi”, Prodi ha
detto di voler dare delle risposte. Ha poi spiegato il bisogno di riconsiderare
le norme sull’asilo e, parlando dei Cpt, i centri di permanenza temporanea, ha
aggiunto: “Da tutti gli interventi della giornata è emerso come la pace
giuridica sia stata profondamente minata in questi centri. Ed è quindi ovvio
che siano strutture da rivedere profondamente”. Nella sala, nella Fabbrica, è
scoppiato lungo l’applauso. (
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Lunedì |
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Immigrati: Prodi,
Necessita' Impellente Un Programma Organico Di (Mem/Pn/Adnkronos) Bologna, 16 mag. -
(Adnkronos) - E diventata una necessità politica impellente fare un programma
organico e generale sullimmigrazione. Il leader dellUnione Romano Prodi, oggi
alla Fabbrica del Programma di Bologna per parlare con interlocutori
politici, immigrati ed esperti, ribadisce la necessità di mettere mano a una
legge che regolamenti concretamente il fenomeno. Bisogna guardare a come li
riceviamo, quali diritti hanno, come anche - ha osservato - li dobbiamo
espellere in caso di violazione di legge. Certo è, secondo il Professore, che
bisogna finirla con questo fatto che gli immigrati siano ritenuti per
definizione dei clandestini.
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