RASSEGNA STAMPA  DELLA GIORNATA DI APPROFONDIMENTO SULL’IMMIGRAZIONE PRESSO LA FABBRICA DEL PROGRAMMA A BOLOGNA. 16.05.05

 

BOLOGNA - Sono venuti da tutt’Italia e hanno preso la parola, uno alla volta. Ognuno raccontando la propria esperienza, i problemi incontrati, indicando le priorità da affrontare in tema di immigrazione. Tanti "consigli" per il presidente dell’Unione, Romano Prodi, che li ha ascoltati oggi a Bologna nel corso dell’incontro alla Fabbrica.

Sul diritto alla salute è intervenuto Foad Aodi, presidente dell’associazione Medici stranieri in Italia e collaboratore del Passaporto: ha posto l’accento sul fatto che numerosi medici a cui scade il permesso sono professionisti, e vengono lesi in questo modo nella loro dignità professionale.

Youssef Salmi, 35 anni, originario del Marocco, da un anno è consigliere di maggioranza del Comune di Novellara, in provincia di Reggio Emilia. Novellara vuol dire uno dei templi Sikh più grandi d’Europa, vuol dire genti, culture e religioni diverse che vivono e lavorano insieme. "Sono in Italia da quindici anni, lo scorso anno sono stato eletto nella lista del centrosinistra Uniti per Novellara" racconta con orgoglio Youssef. "Sono l’unico consigliere con diritto di voto e presidente della Commissione Welfare". Youssef è sposato con un’italiana, ha due figli. Musulmano, lavora come operaio in un’azienda metalmeccanica, "e come cameriere il sabato e la domenica, per arrotondare". La priorità per gli immigrati? "Il diritto di voto, non c’è dubbio". Dopo tanti anni in cui si è parlato d’integrazione "è arrivato il tempo di parlare di convivenza, una convivenza basata sulla conoscenza reciproca. Su questo tema a Novellara siamo partiti da un piccolo progetto, che via via allarghiamo sempre più. Per esempio, le case: non vogliamo che gli immigrati siano ghettizzati in condomini o edifici solo per loro, ma che vivano insieme agli italiani, negli stessi spazi".

"Chiediamo, prima di tutto, che il permesso di soggiorno venga dato in tempi umani" dice Inja Ndiaye, originario del Senegal, membro della Consulta dei cittadini stranieri di Roma. "E poi, la cittadinanza: certo, noi ci sentiamo già italiani, ma se veniamo riconosciuti come tali a tutti gli effetti, per noi è davvero importante. Il diritto di voto: uno si sente sempre un po’ escluso, fino a quando non va a votare".

Nerica Eminovic viene da una città un tempo bellissima, Mostar, in Bosnia-Erzegovina: "Oggi è una città morta - racconta - e ancora divisa. Io sono venuta in Italia tredici anni fa, mio marito è un italiano e sono madre di due bimbe. Lavoro per Radio 1 Rai, al programma "Permesso di soggiorno" , rispondo alle tante domande che arrivano in redazione da parte di immigrati. Tante riguardano i diritti negati". Per Nerica, la questione fondamentale è la cittadinanza: "Due anni e mezzo fa ho fatto domanda per averla, l’altro giorno dal ministero mi hanno detto che dovrò aspettare ancora un anno". Campionessa di nuoto in quella che oggi è la ex-Jugoslavia, Nerica vorrebbe prendere il patentino qui in Italia, come istruttrice, "ma non posso perché non ho la cittadinanza". E che dire della laurea non riconosciuta? "Sono architetto, almeno, come tale ero riconosciuta nel mio paese d’origine".

Maria Caiman, originaria della Moldavia, vive da cinque anni a Bologna. "Oggi sono qui - dice - per chiedere più attenzione al problema socio-sanitario, per tutti gli immigrati, ma soprattutto per chi non ha il permesso di soggiorno, e non è tutelato dai servizi ospedalieri. Ma ci sono molti altri punti da discutere: per esempio, chi vuole aprire un'impresa, per avere un finanziamento deve offrire mille garanzie, che in genere non ha, perché è straniero. E che dire degli imprenditori italiani che vanno a fare impresa all’estero, nei Paesi dell’Est, sottopagando gli operai? Non è giusto sfruttare così la gente, ci vogliono controlli seri".

Per uno straniero non è ammesso coltivare la creatività, la passione. E’ l’esperienza di Jadelin Gangbo, scrittore congolese in lingua italiana, autore di "Rometta e Giulieo": "Con la mia occupazione, non riesco a dimostrare alla questura che ho lavorato davvero e questo mi crea problemi con il permesso di soggiorno. E’ possibile che lo straniero venga considerato solo un macchinario che funziona o non funziona? E’ possibile che ci si dimentichi sempre dell’aspetto umano?".

Mohammed Saady (Anolf Cisl) ha spiegato che, in tema d’integrazione, "il diritto di voto agli immigrati non può essere condizionato da elementi economici", e che occorrerà pensare a "una politica per le seconde generazioni. Infine, ha chiesto con forza un interlocutore politico credibile, perché "negli ultimi tre anni non siamo mai riusciti a concertare qualcosa con il governo". (16 maggio 2005 - ore 16.22)

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Prodi risponde agli immigrati "Più diritti, meno paure" di Clotilde Veltri

Romano Prodi ascolta gli interventi
Romano Prodi ascolta gli interventi

BOLOGNA – “È indispensabile rivedere completamente la politica dell’immigrazione, soprattutto in tema di integrazione”. È questo il concentrato della giornata di incontri dedicati al tema dell’immigrazione alla Fabbrica di Romano Prodi, pronunciato dallo stesso leader dell’Unione a conclusione dei lavori e prima di partire per la Cina. Una giornata, intensa, cominciata alle 10:30 del mattino e conclusasi nel primo pomeriggio, nel corso della quale si sono affrontati argomenti come cittadinanza, diritto di voto, diritti del lavoro, integrazione; parole che si sono rincorse alla Fabbrica, il cantiere politico del Professore. Duecento persone hanno affollato il grande spazio della Fabbrica, giallo per i colore dei tavoli. Al centro di tutto, Romano Prodi, che ha ascoltato gli interventi prendendo appunti su un portatile e alla fine ha pronunciato una sintesi che chiarisce gli obiettivi del centrosinistra in fatto di immigrazione.

È tutto da rifare
“È indispensabile rivedere completamente la politica su questi temi– ha detto Prodi - perché se è vero quello che è emerso oggi, ossia che a fronte di migliaia di immigrati che vivono in Italia, solo 800 l’anno scorso diventati cittadini italiani, vuol dire che non abbiamo capito niente sul futuro del Paese. Vuol dire che invece di coinvolgerli stiamo creando degli estranei. E questo è l’opposto di una politica dell’integrazione”. Prodi batte sul tema della cittadinanza. “L’immigrazione – spiega - richiede un cambiamento globale e una politica seria da parte di una forza di governo. Una politica che preveda soprattutto la cittadinanza e il diritto di voto, e poi strumenti intermedi come la casa, l’istruzione, il diritto alla salute”.

Le parole di Prodi sembrano segnare un cammino da percorrere e abbozzare un programma di governo. Arrivano a conclusione di una giornata in cui il Professore ha molto ascoltato per parlare davvero poco. Il suo primo intervento è stato all’indirizzo di Livia Turco, deputato e responsabile Welfare dei Ds. “Non può esistere nessuna politica dell’immigrazione, senza una politica della cittadinanza”, aveva detto il leader dell’Unione quando Livia Turco ha fatto ‘mea culpa’ dicendo che il centrosinistra al governo ha peccato in due modi: non aver realizzato una legge sulla cittadinanza e neanche una sul diritto di asilo.

Il nodo della Bossi-Fini
E se è chiaro che la cittadinanza sarà sicuramente uno dei cardini di una futura politica di governo della coalizione, più difficile è capire che ne sarà della legge Bossi-Fini. Su questo Prodi non ha voluto dare risposte. “Non è questo il momento di pensare ad abrogazioni. Siamo qui per confrontarci” ha replicato stizzito a domanda diretta. Eppure, è quanto gli ha chiesto una buona parte del centrosinistra qui radunato: il verde Luigi Manconi, il responsabile nazionale immigrazione della Cgil, Piero Soldini, Filippo Miraglia dell’Arci. Ma non solo. L’abolizione della Bossi fini è stata invocata dall’associazione dei comuni italiani, l’Anci toscana, e comunque da tutti gli immigrati che si sono alternati a parlare nella Fabbrica.

Un’integrazione reale
Sono due infatti le priorità che un governo di centrosinistra dovrebbe portare avanti, secondo gli immigrati: una legge sul diritto di voto e una sulla cittadinanza. Ma ovviamente i temi affrontati durante il corso della mattina alla Fabbrica sono stati tanti e nessuno di minore importanza. Dalla necessità di introdurre un permesso di soggiorno per la ricerca di lavoro (sostenuta da Anna Maria Artoni, imprenditrice ex presidente dei Giovani industriali, da Oberdan Ciucci della Cisl, da Soldini per la Cgil, dalla stessa Livia Turco), alla necessità di evitare l’equazione “immigrati uguale criminalità”, fino a una politica di sostegno alle famiglie e alle seconde generazioni di immigrati. Un dato su tutti ha tracciato il profilo della società italiana tra qualche anno. Mara Tognetti, dell’università della Bicocca di Milano, ha spiegato alla platea che nel 2010, secondo gli studi demografici, in ogni famiglia italiana un componente sarà straniero. E questo ovviamente si traduce nella necessità di politiche di integrazione reale.

Il secondo, breve intervento di Prodi ha riguardato sempre la cittadinanza, ed è stato all’indirizzo dell’unico consigliere straniero con diritto di voto al Comune di Novellara, il marocchino Joussef Salmy. Parlando del diritto di voto come conquista indispensabile per la realizzazione di una vera integrazione tra le persone, Salmy si è fatto scappare anche un “porca miseria”, tanto per sottolineare quanto è importante questo aspetto per gli immigrati che vivono in Italia da tanti anni. Al termine del suo intervento, il Professore si è lasciato andare a una battuta : “Uno che dice porca miseria così, merita la cittadinanza immediata”.

Le forze dell’ordine
Ovviamente, in un'occasione come questa, tutta dedicata all’immigrazione, non poteva mancare più di un accenno alle politiche di sicurezza. I rappresentanti dei sindacati di polizia (Giovanni Aliquò, per l’Associazione nazionale funzionari di polizia, Giuseppe Tiani, del Sindacato Italiano Appartenenti Polizia, Siap) hanno puntato il dito sull’emergenza che in questo momento le forze dell’ordine stanno vivendo a causa del fenomeno migratorio. E sulla scarsa preparazione degli agenti, che spesso non sono pronti ad affrontare questa emergenza. Occorrono riferimenti istituzionali certi, più formazione, e una maggiore collaborazione tra le forze dell’ordine per combattere la criminalità organizzata. Ma, soprattutto, occorre una distinzione netta tra la gestione della sicurezza e la gestione amministrativa degli immigrati.

Ai loro appelli, “pesantissimi”, Prodi ha detto di voler dare delle risposte. Ha poi spiegato il bisogno di riconsiderare le norme sull’asilo e, parlando dei Cpt, i centri di permanenza temporanea, ha aggiunto: “Da tutti gli interventi della giornata è emerso come la pace giuridica sia stata profondamente minata in questi centri. Ed è quindi ovvio che siano strutture da rivedere profondamente”. Nella sala, nella Fabbrica, è scoppiato lungo l’applauso. (16 maggio 2005 - ore 17.46)

 

Lunedì 16 Maggio 2005, 18:25

 

 

 

Immigrati: Prodi, Necessita' Impellente Un Programma Organico

Di (Mem/Pn/Adnkronos)

Bologna, 16 mag. - (Adnkronos) - E diventata una necessità politica impellente fare un programma organico e generale sullimmigrazione. Il leader dellUnione Romano Prodi, oggi alla Fabbrica del Programma di Bologna per parlare con interlocutori politici, immigrati ed esperti, ribadisce la necessità di mettere mano a una legge che regolamenti concretamente il fenomeno. Bisogna guardare a come li riceviamo, quali diritti hanno, come anche - ha osservato - li dobbiamo espellere in caso di violazione di legge. Certo è, secondo il Professore, che bisogna finirla con questo fatto che gli immigrati siano ritenuti per definizione dei clandestini.

IMMIGRAZIONE: PRODI, OCCORRE NUOVO PROGRAMMA ORGANICO TROPPO POCHE CITTADINANZE, NON REGGE BASE GIURIDICA CPT

(ANSA) - BOLOGNA, 16 MAG - "Un programma organico per l' immigrazione". Romano Prodi tirando le fila di una giornata di lavoro alla Fabbrica, lo definisce "una necessità impellente" e davanti agli interlocutori che gli hanno offerto i loro suggerimenti (rappresentanti dei sindacati di polizia, politici, esperti, alcuni esponenti delle comunità di immigrati) chiede che il centro-sinistra si prepari ad una revisione completa della questione immigrazione. "Come li riceviamo, quali diritti ed anche come espellerli in caso di violazione delle leggi", ma - aggiunge - "deve finire questa idea che un immigrato è ritenuto per definizione un clandestino". Prodi ha negato con forza che affrontare le questione immigrazione in termini di civiltà sia "un fatto impopolare". Anzi ha sostenuto che "é impopolare lasciar perdere, far finta di niente". Ha sollecitato una politica seria, che parta da un nuovo concetto culturale, fondata su una "una politica attiva per l'immigrazione, non su una politica stracciona" che la intende come "fatto residuale". Siamo un paese di altro livello e dobbiamo attrarre anche immigrazione di alto livello, "non essere un ponte verso gli Usa o il Canada". Il leader del centro sinistra ha detto che dai contributi del dibattito è emerso chiaro come occorra una revisione di tutti gli strumenti, e quindi al momento delle stesura del programma dell' Unione saranno ancora utili i suggerimenti, ma l' approdo finale deve essere "la cittadinanza ed il diritto di voto". Nel mezzo gli strumenti: il lavoro, l'integrazione linguistico-culturale e la casa. Non ha escluso l' idea di arrivare ad una cerimonia come si fa negli Usa quando un immigrato riceve la cittadinanza. "E' un atto solenne ed è un orgoglio per chi la riceve e per chi la dà", ha detto ancora Prodi che poi ha stigmatizzato il fatto che in Italia su un milione di immigrati recenti ci siano state solo "800 cittadinanze. Allora vuole dire che non abbiamo capito niente del futuro del paese - ha scandito - così avremo un milione di estranei". Prodi ha dedicato un accenno anche ai Centri di permanenza temporanea (Cpt), osservando che dal confronto alla Fabbrica "é stata profondamente minata la base giuridica dei Cpt". Infine fra gli altri suggerimenti ha accennato all' idea di delegare agli enti locali le funzione per le pratiche burocatico-amministrative che riguardano gli immigrati, lasciando alla polizia solo quelle proprie degli organi di polizia.
(ANSA). 2005-05-16 17:09 > /DIL > S0A S41 QBXJ

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